Scatti di scena

Note di regia

Alberto Negrin

Quando mi è stato proposto di realizzare una serie di dodici episodi i cui protagonisti fossero la Guardia Costiera Italiana e il mare, la mia reazione è stata immediatamente di grande interesse perchè ho sempre considerato la serialità televisiva una enorme e importantissima occasione di raccontare con abbondanza di tempo, ricchezza di personaggi, e quindi di temi e problemi, la realtà del mondo in cui viviamo.
Per me significava anche poter affrontare nuovamente un racconto di pura immaginazione, tornando così a quando realizzavo imprese colossali come “Il Segreto del Sahara” o “Il cielo sotto il deserto”.
La primissima reazione è stata quella di pensare immediatamente ad un film in cui la materia del contendere, la causa di tutti gli antagonismi tra ‘buoni’ e ‘cattivi’, dovesse essere il controllo mondiale dell’acqua. Gli altri sceneggiatori avevano pensato all’energia. Era una scelta difficile trattandosi di due elementi assolutamente indispensabili alla vita.
Assieme a Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Massimo Bavastro mi veniva offerta una grandissima occasione di scrittura creativa. L’unico vincolo narrativo era quello di avere come personaggi di riferimento degli Ufficiali della Guardia Costiera Italiana e il mare, facendo lontanamente riferimento ad una serie precedente intitolata appunto “Gente di Mare”.
Procedendo nella nostra idea narrativa abbiamo scoperto, a sorpresa, qualcosa di incredibile e sconosciuto alla maggior parte di noi che ci ha dato ancora più determinazione nella nostra scelta narrativa: negli abissi marini a certe profondità, oltre i duemila metri, esistono gigantesche e inesauribili riserve di acqua potabile purissima e di gas metano. Ambedue gli elementi convivono assieme sotto forma di ghiaccio e vengono chiamati idrati di metano.
Fino ad oggi la tecnologia umana non è ancora riuscita a scoprire una soluzione estrattiva sicura ed efficace in grado di separare l’acqua dal gas evitando il rischio di quasi certe esplosioni devastanti paragonabili a uno tsunami talmente gigantesco da far impallidire quelli a noi noti. Noi abbiamo immaginato che nel nostro film ci sia uno scienziato che ha
scoperto la tecnologia in grado di estrarre gli idrati di metano e che da quel momento si scateni una inarrestabile catena di eventi tali da coinvolgere, senza esclusione di colpi, antichissime creature esistenti da milioni e milioni di anni come le balene, la vita sottomarina e milioni di esseri umani. Perché colui che fosse riuscito ad entrare in possesso della nuova rivoluzionaria tecnologia sarebbe diventato il ‘padrone del mondo’.
Man mano che il nostro lavoro procedeva, però, ha preso corpo quello che poi abbiamo chiamato “L’Isola”, un progetto del tutto nuovo che nulla aveva più a che fare con le precedenti serie.
Protagonista assoluta sarebbe stata la natura incontaminata dell’arcipelago toscano.
E non si sarebbe trattato di una serie con tanti episodi indipendenti ma di un unico film diviso in tante parti, un’unica storia, una sola gigantesca avventura umana.
Ma prima di arrivare alle conclusioni ecco alcune delle primissime reazioni creative che annotavo poco dopo aver iniziato a lavorare a questo film...
“Io immagino che questa grande possibilità che abbiamo di raccontare una storia di dodici episodi ci possa dare l’opportunità forse unica e irripetibile di raggiungere il cuore e il cervello degli spettatori emozionandoli e coinvolgendoli in modo totale facendoli assistere ad un lungo film sul nostro mondo, su come siamo oggi, su quello che sta accadendo ma soprattutto su quello che sta per accadere e questo sarà possibile solo se saremo in grado di raccontargli la sua storia, proprio la sua e non quella di qualcun altro.
Immagino che una delle problematiche più importanti e coinvolgenti siano oggi quella dell’acqua e dell’energia. Molti analisti sostengono che sarà proprio l’acqua, più ancora che l’energia, la causa della ipotetica terza guerra mondiale.
Lavorando su questa ipotesi ho scoperto che la maggior parte delle risorse idriche potabili dell’intero pianeta sono in mano a multinazionali che stabiliscono costi e flussi nella distribuzione e vendita mondiale di quello che è uno degli elementi indispensabili e insostituibili alla vita sulla terra.
Penso che debba essere questo il ‘materiale’ attorno al quale dovrà ruotare la nostra narrazione.
Ho scoperto che coloro che controllano l’acqua ne fanno un commercio insolito: la vendono a caro prezzo a paesi che ne hanno bisogno. Abbiamo scoperto che esiste un imponente commercio d’acqua con enormi navi cisterna che viaggiano verso la Cina e altri paesi asiatici che ne hanno necessità. E’ acqua sottratta al fabbisogno europeo. Per gestire un tale traffico serve un’organizzazione planetaria.
Immagino perciò che uno dei protagonisti debba essere una grande multinazionale coinvolta in questo commercio che può avvenire alla luce del sole. Una multinazionale non si occupa solo di un settore e basta. Una multinazionale è interconnessa con centinaia e centinaia di attività in settori diversi. Dalle bibite rinfrescanti al petrolio, dal petrolio ai network televisivi alla carta igienica alle armi... Ecco che cos’è una multinazionale.
Immagino che questa attività sia anche collegata a ricerche sottomarine che hanno a che fare con la ricerca di nuove fonti di energia.
Tutta questa ininterrotta catena di fatti e situazioni apparentemente indipendenti e lontane tra di loro sarà compito del nostro film renderla chiara e mostrarla per quella che è: assolutamente interconnessa…
E coloro che stanno in cima a questa catena, coloro che la controllano e la tengono salda nelle mani, sono persone normali, buone, generose, comprensive, simpatiche. Nessun mostro da indicare come eccezione. Assolutamente no. Si tratta di persone normali, con figli, amori, sentimenti, attività legali, introdotti in ogni ambiente e rispettati. Non vanno in galera per questo genere di attività.
Ecco che cosa significa il nostro lungo film. Far capire ‘divertendo’, ‘emozionando’ ‘stupendo’ e ‘sorprendendo’ che non ci sono realtà indipendenti ma che tutto è assolutamente interconnesso, che tutti siamo sulla stessa zattera.
Immagino una protagonista femminile come Comandante della Guardia Costiera. Mi piace l’idea di uscire dallo schema ‘machista’. E mi piace anche pensare ad una scelta che preveda due grandissimi amici entrambi innamorati della stessa donna, senza per questo trasformare la loro amicizia in rivalità o in odio che trasformerebbero il loro rapporto in una lotta senza esclusione di colpi. No. L’amicizia resta. E lei? L’oggetto del desiderio? Tutto avviene, immagino, con un’alternanza di ‘vittorie’ ora dell’uno ora dell’altro. Un triangolo che non deve mai esaurire la sua potenza emotiva e drammaturgica. Un triangolo in grado di darci continue sorprese e rovesciamenti di situazioni. Un triangolo in cui nei momenti di maggior tensione sentimentale dovrebbe verificarsi qualche cosa di eccezionalmente drammatico e pericoloso per uno o due o addirittura tutti e tre gli elementi del triangolo.
Ecco perché anche il nostro eventuale triangolo amoroso riuscirà a mantenere la sua interconnessa umanità, i suoi principi fondamentali, non rinnegherà mai i valori dell’amicizia, della lealtà, del rispetto, anche se entrano o potrebbero entrare in conflitto con i propri bisogni amorosi, anche se l’Amore per definizione esclude, perché è possessivo. Adesso il nostro lungo film è finito. E’ stata un’impresa enorme, ha richiesto la collaborazione di molte diverse professionalità: esperti Ufficiali e Marinai della Guardia Costiera e i loro mezzi areo‐navali senza i quali non avremmo nemmeno potuto ipotizzare di iniziare il nostro lavoro, disegnatori delle complesse sequenze di azione ed effetti speciali mai affrontati prima da una produzione televisiva, attori che qualche volta hanno dovuto eseguire loro stessi senza alcuna controfigura scene anche rischiose, sceneggiatori che per tutto il lungo periodo delle riprese hanno reso possibile qualsiasi correzione necessaria alla narrazione apportando modifiche talvolta indispensabili, un montatore che con la sua squadra si è visto ‘travolgere’ da decine di migliaia di metri di pellicola, una seconda unità di pronto intervento sempre all’erta, un’organizzazione in grado di coordinare una notevole quantità diversa di operazioni e di riprese in luoghi a volte difficilissimi. Ripercorrendo tutti questi mesi di intenso e continuo lavoro, non posso non ringraziare in modo assolutamente straordinario Tinny Andreatta che, con la sua preparatissima squadra, ci ha sostenuto in ogni momento consentendo coraggiosamente di ‘aprire’ RaiUno ad un genere mai prima esplorato, consigliando soluzioni, orientando costantemente fino all’ultimo istante il nostro lavoro e correggendo spesso una rotta che ci portava in territori per tutti noi inesplorati e sconosciuti. E’ con enorme stima e affetto che ringrazio anche Carlo Degli Esposti un produttore con il quale ho già realizzato in passato “Perlasca”, “I Corleonesi”, “Bartali” e “Pane e libertà”, un produttore assolutamente degno, come pochi, della qualifica, che ha affrontato l’ignoto con entusiasmo, partecipazione e accettazione incondizionata del rischio consentendo la realizzazione di un filmstraordinariamente ricco di ‘locations’ molto differenziate che abbracciano Italia e Tunisia, di una post‐produzione molto complessa, un produttore orgoglioso di ciò che fa e quindi strenuo difensore della indispensabile qualità dei suoi prodotti. Sono convinto che si è trattato di un’impresa epocale che ha avuto e ha come obbiettivo quello di aprire la ‘fiction’ italiana a filoni narrativi già da tempo enormemente popolari in altri paesi.

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